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DIARIO DALL'UGANDA Stampa E-mail
Mercoledì 22 Febbraio 2012 11:03

MABEL
A distanza di quasi due anni eccomi di nuovo in partenza per l’ Uganda.

Difficile condensare in poche righe le emozioni e le riflessioni che un’ esperienza del genere suscita nell’ animo.

L’ Africa di per sé è già un catalizzatore emotivo, sarà per la sua natura così incredibile, per i suoi colori vividi e gli odori intensi, per la gente che la abita, gentile ed accogliente, ma ogni volta che si torna qui è come ritornare in grembo a Madre Terra.

In più, anche questa volta, ad attenderci in suolo africano c’è un piccolo grande uomo, Padre Paolino.

E’ lui il nostro trait d’union con la realtà ugandese, è lui il nostro occhio e la nostra mano che ci fa vedere e toccare come si vive in Uganda, fuori e dentro le missioni; che ci mostra come basti davvero poco per migliorare le condizioni di vita di migliaia di bambini.

Già … i bambini!!!

Ecco l’altro elemento essenziale dell’ Africa che ti entra dentro, ti attanaglia il cuore per non mollarlo più.


Ovunque andiamo ci sono bambini: con i loro grandi occhi scuri, pieni di fiducia e curiosità; con i loro sorrisi radiosi; con le loro mani tese a toccare le nostre; con i loro visetti protesi per poter ricevere quel bacio che madri troppo indaffarate a sopravvivere o venute a mancare troppo presto hanno negato loro.

Padre Paolino 2012

Padre Paolino in quasi 50 anni d’ Africa ne ha incontrati di bambini e ne ha fatto un’ immensa famiglia, prendendosi cura di loro e delle loro madri.

Battendosi ed impegnandosi quotidianamente ed alacremente per poter garantire loro istruzione, cibo, un posto sicuro ed un futuro migliore.

Padre Paolino è ormai un importante punto di riferimento per le comunità in cui opera, è il confidente, l’ amico, l’ educatore, il consigliere oltre che la guida spirituale.

Una prova piccola e divertente dell’ amore di questa gente per il padre?

Basta avventurarsi, anche in piena foresta, con il suo pick up mezzo scassato e non ci sarà volta che uno sciame di ragazzini che grida “father father” non si accodi al passare dell’ auto.

Il suo operato qui è davvero grandioso ed il mio compito, nonché di tutti coloro che sono stati dal padre in Uganda, è testimoniare ciò che è stato fatto e far sì che la gente in Italia non possa più voltarsi dall’ altra parte.

Igiene

I giorni in Uganda sono volati via tra molte ore di strada, risate, lacrime, canti …..

Tanti i ricordi, tante le immagini che si affollano nella mente, gli episodi e gli aneddoti da raccontare: l’ incontro con i bambini di Migina che mi hanno abbracciata chiamandomi “mom”(mamma).

Il continuo ma amorevole borbottare di Padre Paolino rivolto ai suoi insegnanti ed in particolare a Maria la “svergognata” (per Padre Paolino è un complimento paterno e affettuoso.. NDR).

L’espressione felice dei bambini di Burunga nel vedere carne e matoka nei loro piatti in occasione della festa organizzata in missione.

La grandissima sensibilità di Mauro che ha cercato di insegnare ad un gruppo di allevatori di capre il rispetto per gli animali, liberando un cucciolo di cane dalla prigionia di una corda lunga appena 50 cm (nella foto la corda corta era appena stata sostituita con altra più lunga NDR).

Il rocambolesco incedere dei miei compagni di viaggio sulle orme dei gorilla, bestioni dallo sguardo quasi umano.

L’affrontare il problema quotidiano dell’ acqua ed il continuo rimprovero del padre di non “sbrodolarla”.

L’entusiasmante messa domenicale, ovvero una corsia preferenziale di contatto con Dio.

(Il collegamento al filmato delle messa è del viaggio 2010, ma rende l'dea NDR)

L’incontro con la varia umanità durante il nostro peregrinare ugandese.

Il contemplare il cielo e sentirsi avvolti dalle stelle perché tutto intorno è buio assoluto.

I tanti abbracci dati e soprattutto ricevuti ed il senso di appartenenza.

La disciplina e l’ educazione dei bambini presenti nelle scuole.

L’amore e la cura dei ragazzi più grandi verso i più piccoli tanto che gli uni lavano gli altri.

Profughi 2012-2

L’ enorme soddisfazione delle inaugurazioni nelle varie missioni e specialmente quella dell’energia elettrica alla Sedes Sapientiae.

Il dover comunicare solo con i gesti, lo sguardo ed i sorrisi, causa l’ incomprensione linguistica, e scoprire di capirsi lo stesso come mi è successo con i bambini congolesi del “campo profughi” di Kisoro.

Non dimenticherò mai lo sguardo delle persone qui radunate, sguardo di dolore, smarrimento e paura.

Ecco, il “campo profughi” sicuramente è un’immagine che resterà per sempre impressa dentro di me!

Vittime di persecuzioni, soprusi e violenze, costrette a fuggire dalla loro terra per rifugiarsi in suolo straniero, accolte in tende spoglie.

Profughi2012-1

Anime sole, in balia degli eventi, in condizioni igieniche e di salute precarie, con ancor meno del minimo indispensabile per sopravvivere.

Questo è stato sicuramente il momento più difficile sia per me che per i miei compagni di viaggio.

E proprio a loro voglio dedicare le mie ultime righe:

Gruppo-Uganda-2012

“Sono felice di aver condiviso questa esperienza con voi, siete persone in gamba, molto generose, divertenti e di gran compagnia; pervase, chi più chi meno, da un buono spirito di adattamento ed ottimismo”.

Ma il ringraziamento più grande va a quel frate dai capelli e la barba bianchi, uomo dalla mente acuta, dal cuore enorme, dalla risata contagiosa e dall’ atteggiamento burbero, che, nonostante le tante difficoltà ed i tanti problemi di salute, non molla mai.

Grazie Padre!!!

 

Mabel Matteucci
Pietrasanta (Lu)

Mabel-distribuzione

Mabel-palla

Mabel-Cane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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