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"QUI CI VUOLE UN MELTING POT CULTURALE"
L'associazione di volontariato “Oltre le parole” è nata nel 1997 per iniziativa di Mauro Lenzi – l'attuale presidente – in seguito alla sua esperienza di volontario presso un ospedale di Kyamuhunga, in Uganda. Incontriamo Mauro nella sede di Coop Reno. Con lui c'è un grande amico dell'associazione e un volto noto a tutti gli italiani per avere partecipato a una delle più famose trasmissioni televisive degli anni '90. Enzo Jannacci cantava la sigla di quella trasmissione, un giovane Fabio Fazio insieme a Marino Bartoletti portava sugli schermi di Rai 3 un nuovo modo di fare televisione, una trasmissione diventata cult che ancora oggi vive, anche se molto diversa dalle sue origini. Parliamo di “Quelli che il calcio”. Tra i protagonisti il tifoso juventino venuto dall'Africa: Edrissa Sanneh, meglio noto come Idris.
La prima domanda che gli rivolgiamo è prorpio su quei ricordi. Quanto tempo è passato da quegli anni e dalla televisione di quegli anni?
La parte del giornalista tifoso – risponde Idris – l'ho invetata io in quella trasmissione, il campanilismo ludico è simpatico, purchè rimanga ludico. Oggi non siamo più in quella società e non siamo più in quella televisione; purtroppo, aggiungo io.
La televisione è specchio della società o è la società ad essere “figlia” della televisione?
Il problema oggi è che non c'è più un modello educativo, i modelli educativi sono determinati solo dalla televisione. Una volta attraverso la televisione imparavi anche l'italiano, era anche un modo per inssegnare. Ora il linguaggio della tv è cambiato, volgare, superficiale, la televisione di oggi ti propone un “modello di vita” molto luccicante ma scarso di valori. Il modello educativo non c'è più e questa è una povertà quasi più grande della povertà economica, dobbiamo e dovremmo cercare un “ melting pot” ( amalgama tra molti elementi diversi all'interno di una società umana, NDR.) culturale. Si parla sempre dei cinque sensi, ma anche gli animali hanno cinque sensi; quello che ci differenzia da loro è il 6° senso, il linguaggio. Non dobbiamo subire sempre lo stato delle cose, a volte ci vuole anche lo scontro, uno scontro pacifico ovviamente, la giusta determinazione nel volere cambiare le cose se crediamo che siano sbagliate. Bisogna avere il coraggio di dire “no, io non ci sto”.
A proposito ditelevisione, sei stato l'inventore nel 2000 del tg multietnico in onda tutti i giorni su Retebrescia.
Quel tg è nato da un'idea covata per tanto tempo, quella di immigrati in continua crescita. Parallelamente stavano crescendo anche i pregiudizi e una certa intolleranza. Noi volevamo dare una voce diversa, non comune, all'immigrazione.
Nella prima pagina della onlus Movimento e Unione Nazionale Iteretnica di cui sei sostenitore si legge la frase: “Nessuna cultura può vivere se cerca di essere esclusiva”.
È una frase bellissima: pensate all'America, dove si possono trovare tutte le tribù del mondo, non credo sia un messia, ma la testimonianza che si può cambiare. Se analizziamo bene la sua elezione, possiamo notare che ha avuto il voto non solo dei neri, ha avuto il voto il voto trasversale, ha vinto su progetto diverso di America. Un presidente non bianco è un segnale della maturazione dei tempi, che nasce, a sua volta, sul fallimento del modello Bush, quello dello scontro preventivo di civiltà e culture. Il migliore modello possibile per questa nostra società è prendere del buono da tutte le culture. Ogni epoca ha i suoi leader: prima abbiamo avuto Giovanni Paolo II, ora che abbiamo scoperto la falsità della finanza creativa, ci rendiamo conto che Obama è l'uomo del suo tempo.
Dall'America all'Italia,ai fatti di Rosarno di qualche tempo fa. Il colore della pelle da noi sembra essere ancora una discriminante.
Quando mi fanno delle domande mi chiedo, ancora oggi, se me le stanno facendo sulla base del colore della mia pelle o della mia esperienza. Se però penso alle mie figlie,non possono certo offenderle dicendo “siete delle negre” perchè riderebbero in faccia a chi lanciasse invettive del genere: “ancora con queste storie, ma dai, è vecchia come offesa!”. I problemi non nascono dal colore della pelle, ma da un mondo con troppe differenze. In un mondo senza solidarietà ci saranno sempre dei “dispari”: il ricco troppo ricco e il povero troppo povero. Da questo punto di vista Coop è diversa dalle multinazionali perchè ha un'etica, un senso di giustizia, si muove verso e a favore dell'uomo. La xenofobia passiva, quella esiste dappertutto, laddove si tratta di dividere e condividere la ricchezza. L'antropologo Claude Lévi-Strauss diceva che tutte le razze sono uguali, tutti i popoli sono uguali. La differenza la fa il sapere, la democrazia. Il razzismo è soltanto economico.
Sei sempre impegnato in battaglie culturali ma anche solidali, come nel caso degli amici di “Oltre le parole”. Come si fa secondo solidarietà oggi secondo te?
Per quanto mi riguarda non amo molto parlare di quello che faccio per la solidarietà. Credo per educazione che le cose buone si debbano fare senza vantarsene. Il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus, che ha inventato la banca etica, il microcredito, la Grameen Bank, dice: “Se tu investi sul povero, lui ha una dignità tale che i soldi te li restituisce tutti”. Bisogna “investire” sulle persone povere, non con beneficienza a pioggia, ma con progetti mirati. “Non è una questione di carità, ma di normalità”, interviene Mauro Lenzi. “Padre Paolino usa sempre un'espressione forte ma comprensibile -rispetto a chi tratta l'Africa come un contenitore per beneficienza una tantum – per far capire la differenza tra fare carità e partecipare a un progetto: “non mandate schifezze in Africa, ne abbiamo già abbastanza delle nostre”. Idris sorride a questa frase e con una pacca sulla spalla Mauro sfodera una delle sue frasi più famose per fargli capire che ne condivide il pensiero: “Graaaande fratello”.
Dopo oltre due ore trascorse con Idris, a chiacchieraredi calcio, di politica,valori umani e religiosi, ci salutiamo nella consapevolezzache di “quel melting pot” culturale questa società avrebbe davvero tanto bisogno. Persone come Idris, venuto dal Senegal in Italia 38 anni fa, che parla benissimo tre lingue più il dialetto bresciano, danno un contributo vero, importante a questo bisogno di cambiamento.
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